La presentazione della prossima edizione Festival dell’Economia è la raffigurazione plastica dello strappo che si è consumato in queste settimane. Al tavolo ieri c’era il presidente della Provincia insieme ai vertici del Sole 24 ore. Mancavano però sia l’Università sia il Comune di Trento, che pure sono stati partner del percorso fin dall’inizio. Le immagini pubblicate dai giornali sono davvero eloquenti: dicono dell’impoverimento di un progetto che è stato pensato nel chiuso di una stanza e calato dall’alto, come se l’Ateneo e l’Amministrazione comunale in questi anni fossero state comparse inessenziali.

Leggiamo che, per gentile concessione, in vista del prossimo Festival arancione ci saranno “possibilità di interlocuzione con Università e Comune di Trento per continuare la collaborazione, con l’auspicio che sia fattiva”. Davvero le due istituzioni che hanno co-fondato il Festival devono accontentarsi di diventare interlocutori quando il treno è già in corsa ed ha già stabilito la sua destinazione? Davvero la collaborazione non è più una necessità, ma è diventata una possibilità?

Il metodo, come è già stato sottolineato, è sostanza quando si tratta di rapporti tra istituzioni. Chi mastica un po’ di politica lo sa bene: è difficile che le scelte non condivise possano diventare popolari e catalizzare entusiasmi. E senza la collaborazione convinta del Comune, che fornisce il palcoscenico al Festival, e dell’Università, motore scientifico del programma, l’appuntamento che anima la città alla fine di ogni primavera corre il grande rischio di trasformarsi in un format, un evento preconfezionato e senz’anima che potenzialmente potrebbe traslocare in qualsiasi città d’Italia.

Se poi parliamo del merito della questione, allora le perplessità diventano ancora più pesanti. La serietà scientifica del Festival era garantita fino ad oggi non solo dalla sua direzione, ma dalla collaborazione stretta con l’ateneo di Trento. Oggi, a quanto abbiamo visto finora, l’enfasi è sull’infotainment, sulla presenza degli influencer e dunque su una divulgazione leggera dell’economia. Non è questa l’identità del nostro Festival, che si è sempre distinto per la capacità di far appassionare ad argomenti ostici anche i non addetti ai lavori, pur senza mai scadere nel tono da talk show, che tra l’altro cattura sempre meno pubblico anche in televisione.

In definitiva, l’edizione 2022 del Festival dell’Economia – la diciassettesima – sembra partire davvero con il piede sbagliato. Che ne sarà del Festival che ha portato a Trento i premi Nobel, i grandi della cultura come Dahrendorf e Bauman, voci culturalmente lontane come Fan Gang, economisti del calibro di Antony Atkinson, Paul Krugman, Thomas Piketty, e Joseph Stiglitz?

La formula originale nata e cresciuta a Trento sarà replicata in un’altra città? Non bisognerà attendere molto per conoscere la risposta a queste domande. Ma fin da ora possiamo affermare che il patrimonio rappresentato dal know how scientifico-organizzativo e dalla grande partecipazione popolare del nostro Festival dell’Economia è fortemente in pericolo.

 

Italo Gilmozzi | Anna Raffaelli | Federico Zappini | Alberto Pedrotti | Andrea Robol | Renato Tomasi | Andreas Fernandez

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