Fortuna che la maggioranza leghista doveva essere quella attenta ai territori. Invece che ascoltarne le esigenze e le proposte è pronta ad alimentare conflittualità tra due comunità, quella della val di Sole e quella della valle di Non. Il tema è ovviamente quello del “tubone”, che dovrebbe portare per oltre trenta chilometri l’acqua del Noce dalla val di Pejo ai meleti della val di Non e che sta trovando la ferma opposizione di oltre trentamila cittadini e cittadine, ad oggi inascoltati.

Quando in Consiglio provinciale è stata sollevata la questione, l’assessora Zanotelli l’ha liquidata come una vicenda in capo a dei privati (il Consorzio di miglioramento fondiario di secondo grado della val di Non), come se la concessione per l’utilizzo dell’acqua a scopo irriguo non passasse dalla Provincia e come se questo mastodontico tubo non avesse bisogno di procedimenti autorizzativi. In fondo stiamo solo parlando dell’acqua, bene comune per eccellenza, che pretendiamo?!

Il problema è proprio questo: manca la capacità di guardare la questione nel suo insieme, all’interno di un contesto che è drammaticamente cambiato, dominato dai cambiamenti climatici che già oggi mettono a rischio le risorse idriche. Il Noce è sfruttato già a partire dai due rami che lo originano e costellato di derivazioni a scopo idroelettrico lungo tutto il suo corso. È sostenibile continuare a derivare acqua, pensando di non impattare sull’equilibrio idrologico e ambientale?

Che in questo momento storico si pensi di privare l’alveo del fiume, praticamente dalla sua origine, di 700 l/s di acqua per portarla in un’altra valle ad irrigare monocolture intensive è davvero l’emblema di come non si sia compreso il momento che stiamo vivendo. Alla faccia dei cambiamenti climatici e della transizione ecologia.

Oggi va data priorità alla tutela del deflusso ecologico dei fiumi, se si vuole preservarne l’ecosistema. Non possiamo sfruttare il fiume oltre limiti ragionevoli, motivo per il quale, come minoranze abbiamo ottenuto, su proposta del collega Manica durante la discussione della legge sulle piccole derivazioni idroelettriche, una moratoria al rilascio di nuove concessioni a derivare acqua, sino a quando sarà aggiornato il Piano di tutela delle acque, confidando in limiti più stringenti a favore del deflusso ecologico dei corsi d’acqua.

Si razionalizzino piuttosto gli impianti irrigui della val di Non e se proprio necessario si pompi l’acqua a valle, dal lago di S. Giustina, ma non si vada a incidere ulteriormente sul deflusso del Noce sin dalla Val di Pejo. Se l’acqua a valle è più inquinata da fitofarmaci (dati APPA sulla classificazione dei corpi idrici superficiali, 2014-19), in fondo, è responsabilità degli stessi che chiedono di poter utilizzare quella più pulita della val di Sole. Una riflessione seria andrebbe avviata anche su questo aspetto, perché il problema della sostenibilità ambientale non può che essere affrontato nel suo insieme.

PAOLO ZANELLA
Consigliere provinciale di FUTURA

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