Equità e parità di accesso al sistema scolastico provinciale: Il sistema scolastico pubblico trentino sta creando sezioni di serie A e di serie B

Giu 14, 2021 | Consiglio provinciale, Interrogazioni, La voce di Futura, Nessuno resti indietro, News, Paolo Zanella, Partecipazione e comunità, Scuola, università e ricerca

Almeno dalla scuola dell’obbligo, quella pubblica, ci si aspetterebbe che garantisse l’accesso secondo principi di democraticità, equità e pari opportunità per tutti/e.

Diversamente si andrebbe a minare uno dei principi cardine per i quali la scuola è nata: dare anche ai/alle figlie di persone indigenti, con basso livello culturale, appena migrate – magari per scappare da guerre e povertà – le stesse possibilità di crescere, fare esperienze, coltivare i propri talenti dei/delle figlie di persone benestanti, laureate, in carriera e trentine doc.

Sappiamo che l’ascensore sociale nel nostro Paese non ha mai funzionato un granché, ma bloccarne deliberatamente gli ingranaggi, alimentando le diseguaglianze, ha un che di classista e discriminatorio.

In alcune scuole trentine pubbliche da qualche anno sono state istituite classi bilingue e SMIM (scuole medie ad indirizzo musicale), dove di fatto la selezione in ingresso avviene in base al censo e alla situazione socio-culturale delle famiglie. Non tutte le famiglie, infatti, possono permettersi di seguire i/le figli/e in una classe bilingue (cosa richiesta dal patto educativo delle scuole in questione, una delle quali richiede addirittura la conoscenza di una lingua straniera con livello B1 a uno dei due genitori) o in una classe a indirizzo musicale.

Nella scuola dell’obbligo le opportunità andrebbero distribuite equamente, con un meccanismo che dovrebbe essere ribaltato rispetto a quello attuato: dare di piú – in termini educativi – a chi vive situazioni di povertà educativa, invece che alimentare le diseguaglianze. Si diano più opportunità di apprendere le lingue o di imparare a suonare uno strumento a tutti/e, piuttosto che privilegiare qualcuno/a.

Questi meccanismi di selezione in ingresso in classi “speciali” rischiano di escludere bambini/e con BES (bisogni educativi speciali), figli/e di immigrati ancora non integrati, ragazzi/e con situazioni economiche e socio-culturali familiari complicate. Studenti che, invece di essere distribuiti equamente nelle diverse classi, si vanno a concentrare nelle classi “normali”. Così si creano di fatto classi di serie A che offrono piú opportunità e classi di serie B che devono farsi carico di maggiori difficoltà.

Una distribuzione equa dei/delle bambine è necessaria per avere classi il piú equilibrate possibile in termini di opportunità educative, di clima di apprendimento, di possibilità di poter portare avanti i programmi didattici.

Ecco perchè nella scuola dell’obbligo classi differenziate non dovrebbero esistere. La Provincia non può alimentare diseguaglianze fin dall’infanzia.

Per confermare con i dati l’esistenza di queste situazioni che minano i principi di democraticità, equità e pari opportunità nella scuola dell’obbligo ho presentato l’interrogazione in allegato.

Paolo Zanella
Consigliere provinciale del Trentino
e regionale Trentino-Alto Adige/Südtirol
 FUTURA 2018

Interrogazione

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