RSA – basta anziani soli, si ritorni velocemente verso la normalità

Giu 2, 2021 | Consiglio provinciale, La voce di Futura, Nessuno resti indietro, News, Paolo Zanella, Partecipazione e comunità, Salute per tutti/e

Oggi 2 giugno, il pensiero non può che andare a quegli anziani e anziane che la Repubblica hanno contribuito a fondarla e a coltivarne i valori e che oggi, a causa della pandemia, non ci sono più o stanno soffrendo per la nostra incapacità di dare loro le attenzioni che meritano.

Se una società si giudica dalla capacità di farsi carico dei più fragili – e tra questi degli anziani – rischiamo di trovarci seriamente di fronte a quello che il dott. Cembrani ha definito un “catastrofico fallimento morale”. Ci siamo fatti trovare impreparati quando era il momento di difenderli e ora che ci sarebbero tutte le condizioni per ripristinare condizioni di socialità come quelle antecedenti la pandemia, non mettiamo in atto tutti gli sforzi per farlo, pur sapendo quanto la solitudine sia devastante sullo stato fisico, psicologico e cognitivo di chi non può ricevere visite in casa di riposo.

Le linee guida per l’accesso in RSA, in vigore dal primo maggio, sono attuate in modo completamente disomogeneo, con diverse strutture che non offrono la possibilità di effettuare tamponi rapidi (farlo privatamente diventa di fatto una tassa sul diritto all’affettività) e altre che programmano visite diradate e di soli pochi minuti.

Serve innanzitutto un impegno dell’assessorato perché queste disomogeneità cessino, a partire dalla possibilità di fare i tamponi gratuitamente per tutti i parenti, e perché le visite ai propri cari tornino ad essere un diritto realmente esigibile.

Serve poi dare priorità nelle vaccinazioni ai parenti delle persone residenti in RSA, in modo che possano fare loro visita senza la necessità di un tampone ogni 48 ore.

 Infine è necessario avere maggior coraggio e avviarsi a passo spedito verso un assetto pre-pandemia. Attualmente nessuna persona residente in RSA è positiva al CoViD-19, quasi tutte sono vaccinate chi si è ammalato dopo esser stato vaccinato ha avuto forme lievi e inoltre la circolazione virale oggi è minima, per questo un contagio è davvero improbabile. Si riaprano definitivamente la RSA, quindi, e si restituisca ai residenti la possibilità di stare con i propri affetti senza limitazioni, fatto salvo l’utilizzo di mascherina e igiene delle mani e la massima tutela dei residenti che non hanno potuto o voluto vaccinarsi.

 Il costante lavoro di dedizione umana e relazionale del personale delle RSA non potrà mai supplire i rapporti affettivi con i parenti. La solitudine è una vera e propria malattia – chi lo ha visto con i propri occhi può testimoniarlo – che può condurre alla morte. Ecco perché, ora che vi sono le condizioni, è moralmente doveroso porre fine alla deprivazione relazionale di cui sono vittime gli ospiti delle RSA e che dura, seppur attenuata, da ben quattordici mesi. Sarebbe davvero un segnale importante restituire la quotidianità fatta dei “soliti affetti” a chi più di tutti ha pagato questa pandemia.

 Cons. Paolo Zanella

Gruppo consiliare Futura 2018

Image credits - Sergiu Vălenaș on Unsplash

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