Ecco la lettera inviata da Daniela Fait e Paolo Zanella e pubblicata su l’Adige del 6 settembre 2020.

La gestione della pandemia da SARS-CoV-2 sta mettendo a dura prova la scienza e la politica.

La scienza perché si trova ad affrontare un virus sconosciuto, del quale sta cercando ancora di definire vie di trasmissione, strumenti diagnostici e terapeutici. Riuscendovi per ora solo in parte.

La politica perché sta faticosamente basando le proprie decisioni su evidenze scientifiche non consolidate, ma soprattutto perché non riesce ad assumersi la responsabilità di definire con coerenza un punto di equilibrio tra la tutela della sicurezza della popolazione e la necessità di garantirne la vita sociale.

Responsabilità alla quale, però, la Politica non può sottrarsi.

La salute della popolazione non risiede, infatti, solo nel rimanere indenni al CoViD-19, ma è fatta anche di relazioni umane, di partecipazione alla vita sociale, culturale ed economica del territorio.

Lo abbiamo imparato con il lockdown quanto sia deleteria la deprivazione di relazionalità.

Lo stiamo vedendo ancora con la tragedia che si consuma giorno dopo giorno nelle RSA, chiuse da sei mesi a visite degne di questo nome. 

Ecco perché un punto di equilibrio va assolutamente trovato e continuamente ridefinito secondo l’evolversi del quadro epidemiologico, ma con misure coerenti con l’obiettivo di garantire la maggior sicurezza possibile.

Non di certo la sicurezza assoluta, perché il rischio zero, non esiste, se non stando chiusi in casa da soli e paralizzando il paese. E dobbiamo fare di tutto per non tornare al lockdown, salvaguardando la salute di tutti e tutte noi.

Il nostro paese, rispetto a molti altri, è riuscito a contenere meglio l’epidemia in questa seconda fase, grazie all’individuazione e al contenimento dei focolai e all’adozione di misure preventive efficaci.

È proprio a causa della loro inadeguata applicazione, però, che si stanno riaccendendo focolai con un nuovo aumento dei casi che, se non tracciati e isolati rapidamente, rischiano di riportarci alla primavera scorsa, bloccando la riapertura delle scuole, cosa che bambini/e, ragazzi/e e le loro famiglie non possono permettersi.

Ecco che allora forse sarebbe più utile dare poche regole chiare ed educare la popolazione al loro rispetto, responsabilizzando le singole persone e rinforzando il ruolo preventivo dei servizi di Igiene e Sanità Pubblica.

Poche regole che vengano però calate con coerenza (termine che abbiamo già utilizzato non a caso più volte) nei diversi contesti.

Ed è su questo punto che nel paese, come nel nostro Trentino, si è ingenerata una gran confusione e si è faticato a capire la ratio di alcuni provvedimenti.

Se il principio generale di prevenzione per ridurre al minimo il rischio si basa su misure quali l’igiene delle mani e l’utilizzo della mascherina chirurgica (laddove non si possa mantenere la distanza di almeno un metro) e su misure di testing e tracciamento della popolazione sintomatica o a rischio, questo deve essere fatto con rigore.

Allora non si capisce perché nelle RSA i familiari non possano far visita ai parenti rispettando queste norme, ma solo stando dietro plexiglass o a diversi metri nonostante la mascherina (speriamo vengano recepite rapidamente le nuove linee guida dell’ISS che allentano un po’ queste misure).

Non si capisce perchè in alcuni ospedali della nostra provincia venga fatto a tutti i ricoverati il tampone, mentre in altri solo ai sintomatici o a chi ha avuto contatti.

Non si capisce perché non ci siano indicazioni chiare sulle mascherine chirurgiche più efficaci (quelle in stoffa lo sono?). 

Non si capisce perche non possano essere uniformi le misure da adottare per prevenire il contagio nelle scuole – anche per non caricare i dirigenti scolastici di una eccessiva responsabilita.

Non si capisce perché molti cassieri e cassiere dei supermercati continuino a utilizzare gli stessi guanti, invece di igienizzarsi le mani tra un cliente e l’altro. 

Una confusione nell’applicazione dei principi che rischia di ingenerare nella popolazione, da un lato un senso di insicurezza, dall’altro quel lassismo nell’adozione delle misure di prevenzione – con l’idea che tanto nulla e’ sicuro –  che è poi fonte di questi nuovi contagi.

L’OMS sostiene che prima di metà del 2021 un vaccino efficace e sicuro non sarà pronto.

Nel frattempo è responsabilità della Politica tenere sotto controllo i contagi garantendo una vita sociale il più normale possibile: se le regole non sono chiare, coerenti e fondate sulle evidenze disponibili e non si investe per educare e responsabilizzare  la popolazione, il rischio di una ripresa significativa dei contagi è altissimo. 

Daniela Fait e Paolo Zanella, candidata e candidato alle prossime elezioni comunali con Trento Futura.

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