Stare dentro la complessità dalla parte del popolo ucraino aggredito

Mar 14, 2022 | Comunicati, La voce di Futura, News, Visioni

Il documento del Direttivo pubblicato sul sito web cerca di collocarci in una dimensione di pensiero capace di cogliere tutti gli elementi delle complessità che attraversano questo periodo storico perché, come scrisse Bertolt Brecht

Davvero, vivo in tempi bui!
La parola innocente è stolta. Una fronte distesa
vuol dire insensibilità. Chi ride,
la notizia atroce
non l’ha ancora ricevuta.

Quali tempi sono questi, quando
discorrere d’alberi è quasi un delitto,
perché su troppe stragi comporta silenzio!
E l’uomo che ora traversa tranquillo la via
mai più potranno raggiungerlo dunque gli amici
che sono nell’angoscia?

Le considerazioni che seguono nascono dalla necessità di non rimanere schiacciati dalla complessità, oppure di essere a tal punto attenti ad essa da non riuscire (evitare?) di concentrarsi sulla tragedia e sull’orrore che vivono – ora, adesso, in questo momento – bambine e bambini, donne e uomini ucraini che, spiace rilevarlo, sembrano essere sullo sfondo di argomentazioni politiche su più piani e poco presenti nel documento del Direttivo provinciale.

Non viene esplicitamente detto che “c’è un aggressore e ci sono gli aggrediti. L’aggressore è Vladimir Putin, cioè un presidente che usa il proprio potere e il proprio esercito per tentare di invadere e conquistare un altro libero, stato sovrano. Gli aggrediti sono tutti gli ucraini, che subiscono la violenza voluta da Putin come ha scritto Raffaele Crocco, giornalista RAI e Direttore di Unimondo.

Così come non viene esplicitamente detto che Putin e suoi oligarchi sono degli autocrati che reggono una dittatura e che hanno aggredito un popolo (che sta percorrendo con fatica e impegno un viaggio verso una democrazia compiuta) per annettersi uno Stato libero e sovrano.

“E’ atroce, davvero atroce, che mentre bambini, donne, uomini, muoiono innocenti sotto le bombe, ci sia qualcuno che specula salomonicamente – ma forse il personaggio di riferimento è Ponzio Pilato – su para ideologie o ragioni di stato”, si legge ancora in quanto ha scritto Raffaele Crocco.

Gli ideologi pacifisti fondamentalisti, sventolando le bandiere arcobaleno, invitano il popolo ucraino ad andare a mani nude verso i carri armati russi, mentre loro (i fondamentalisti) se ne stanno al caldo nelle loro case e con le loro famiglie.

Tra gli ideologi da salotto ci sono quelli della sinistra radicale la cui narrazione è unilaterale: ogni guerra è colpa dell’Occidente, dell’atlantismo, della Nato. Le colpe dell’Europa (che pure ci sono) vengono equiparate alla brutale invasione di Putin.

Alla manifestazione di Roma i militanti di entrambe le ideologie di cui sopra, cantavano Bella ciao come se non fosse la canzone simbolo della Resistenza e della grande lotta di liberazione dall’invasore straniero, combattuta dai partigiani italiani con le armi degli americani e degli inglesi.

Noi condividiamo le misure decise dall’Europa e dall’Italia che prevedono sanzioni economiche, aiuti umanitari, l’accoglienza dei profughi e anche il sostegno militare alla resistenza ucraina. Strumenti a cui è necessario aggiungere, con maggiore decisione e unità da parte UE, la diplomazia per indurre Putin a recedere dalla sua strategia.

C’è una rilevanza etica nella scelta sofferta, ma ineludibile, dell’invio delle armi. Ma se un popolo aggredito ti chiede aiuto per difendersi e salvare milioni di persone, com’è possibile negare quell’aiuto?

Quasi trent’anni fa in Bosnia, l‘Europa, l’Italia non lo fecero e allora si consumò il primo genocidio sul suolo europeo dopo il secondo conflitto mondiale.

Noi abbiamo visto i bambini e le bambine, accolti/e nei campi profughi dell’Istria, mutilati/e di una gamba, di un braccio, di entrambi. Mutilati/e atrocemente non solo nei corpi ma anche nelle loro anime e nelle loro menti.

Quella macchia pesa ancora sulle nostre coscienze.

Alexander Langer (che qualcuno di noi ha avuto la fortuna di conoscere personalmente) qualche settimana prima di togliersi la vita “più disperato che mai”, come capodelegazione degli europarlamentari incaricati dalla UE di seguire la guerra nell’ex Jugoslavia (responsabilità che assunse senza risparmiarsi con grande coraggio e generosità) andò da Chirac per chiedergli, scongiurarlo di intervenire militarmente a salvare Sarajevo. Cosa che il presidente francese non fece motivando il suo rifiuto con “non so da che parte stanno la ragione e il torto”.

Ci auguriamo che nessuno si azzardi a definire Alex Langer un pacifista con l’elmetto.

Vito Mancuso, teologo e docente di teologia e filosofia; in un intervento sulla Stampa di domenica scorsa asserisce che esistono guerre ingiuste e guerre giuste. Infatti scrive “La guerra condotta dall’Ucraina è giusta perché 1) viene condotta da un governo eletto democraticamente 2) è motivata dalla naturale volontà di difendere il proprio Paese e la vita dei cittadini 3) ha come fine la libertà”.

Nel suo articolo ricorda che Gandhi in Teoria e pratica della non violenza dice “Supponiamo che un uomo venga preso da una follia omicida e cominci a girare con una spada in mano uccidendo chiunque gli si pari d’innanzi e che nessuno abbia il coraggio di catturarlo vivo. Chiunque uccida il pazzo otterrà la gratitudine della comunità e sarà considerato un uomo caritatevole”.

Siamo tutte e tutti per il disarmo che però non può essere unilaterale, considerati i costi che pagherebbe il popolo ucraino.

Ezio Mauro sulla Repubblica di lunedì scorso ha scritto “La formula della neutralità attiva di fronte alla evidenza dell’aggressione di Putin all’Ucraina è una formula sterile, ingannevole, dunque sbagliata… Anche la solidarietà agli aggrediti diventa generica e disincarnata, in nome di un indistinto no alla guerra, non di un no a questa guerra, dunque alle responsabilità cioè alle sue cause specifiche, di chi l’ha decisa..” senza la cui rappresentazione”… non sappiamo cos’è giusto e cos’è sbagliato, se inviare armi agli ucraini o solo aiuti umanitari, dimenticando quel che il primo dissidente nella storia dell’URSS, Juljj Daniel, scriva negli anni Sessanta al figlio dal lager Ricordati che la solidarietà può essere solo incondizionata”.

Tutti e tutte abbiamo paura che il conflitto sfoci in una terza guerra mondiale.

Se però non siamo favorevoli a tutti i provvedimenti presi dall’UE, ivi compreso non tanto l’entrata in guerra della NATO ma l’’invio delle armi sì, dobbiamo avere il coraggio e l’onestà di dire al popolo ucraino che riteniamo necessario che per la pace sacrifichi bambine e bambini, donne, uomini, la propria libertà e indipendenza.

Nel nostro Statuto fondativo sta scritto che Futura “promuove la cultura della pace e della solidarietà nel pieno rispetto dei diritti umani, civili, politici, sociali ed economici”.

Volere la pace per Vito Mancuso significa “1) preparare in tutti i modi la pace 2) essere altresì pronti a una guerra di difesa dall’ingiusto aggressore”.

Noi pensiamo che Futura debba esprimere con chiarezza e determinazione, senza se e senza ma, che sta dalla parte di chi ha ragione, di chi è stato aggredito, di chi viene massacrato, squartato, decapitato, di chi è costretto a scappare dalla propria casa, dalla propria terra, delle mamme che cercano di distrarre i figli facendoli giocare nella metropolitana o negli scantinati che servono da rifugi anti bombe, di chi si deve separare dalla propria famiglia senza sapere se vedrà mai le persone a cui vuole bene.

Paolo Barelli, Antonella Bernardis, Lucio Dama, Omar Korichi, Fabiano Lorandi

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