Dentro la complessità della crisi ucraina. I diversi piani da tenere insieme per capire un mondo impazzito.

Mar 7, 2022 | Comunicati, La voce di Futura, News, Visioni

Sono passate meno di due settimane dall’invasione russa dell’Ucraina eppure i giorni trascorsi sono stati lunghissimi per chiunque guardi con crescente preoccupazione alla crisi militare e, di conseguenza, umanitaria in atto.

Si sono riempite le pagine dei quotidiani e si sono moltiplicate le dirette non-stop, saturando lo spazio informativo e rendendolo (insieme all’infinito e ingovernabile spazio digitale) spesso confuso e contraddittorio, così come spesso lo sono le guerre. Parallelamente anche le piazze internazionali hanno ripreso forza, reagendo ad un’aggressione ingiustificabile con l’unico messaggio possibile: STOP ALLA GUERRA!.

L’attivazione solidale – immediata e puntuale, ampia e diversificata – sta tentando di dare risposta tanto alle esigenze di chi è ancora costretto nello scenario di guerra ucraino (medicine, cibo, vestiti si stanno raccogliendo senza sosta anche nelle nostre città) tanto a quelle di chi – e sono già centinaia di migliaia – da quel contesto fugge e cerca un luogo sicuro dove rifugiarsi.

Al di sopra del diffuso impegno civico, di mobilitazione per la pace e di accoglienza, si muove e deve continuare a muoversi l’azione politica e diplomatica, che c’è da augurarsi abbia la capacità e il desiderio di interpretare la complessità della guerra attraverso una serie di lenti interpretative che solo se messe in dialogo tra loro permettono di fare fronte a una situazione di estrema incertezza e tensione, non solo sul confine orientale oggi sovraesposto ma dentro quella che papa Francesco definì con lungimiranza addirittura nel 2014 “la terza guerra mondiale per capitoli”.

LAVORARE PER LA PACE, SEMPRE.

Prioritario – nulla può venire anteposto a questo obiettivo – è fermare i combattimenti in Ucraina, precondizione a ogni altro passaggio di apertura di dialogo concreto e credibile. Deve essere interrotta l’ingiustificabile aggressione russa, che nei primi giorni già troppe vittime e sofferenze civili ha causato. C’è da chiedersi se per riuscirci, ben comprendendo la necessità del popolo ucraino di difendersi resistendo a un esercito in avanzamento nel suo territorio, sia una mossa efficace quella dei singoli Stati e dell’Unione Europea di fornire all’esercito ucraino (solo a esso?) armi letali, retrocedendo rispetto alle conquiste ottenute attraverso il Trattato sul commercio delle armi (Att). E’ un dilemma morale da cui non ci sottraiamo e che ci lacera non permettendoci una risposta semplice, priva di dubbi. Di una cosa siamo certi, al netto dei rischi nucleari – che dobbiamo necessariamente scongiurare – è al disarmo che dobbiamo puntare e non alla saturazione dei fronti di guerra, incamminandoci verso l’escalation planetaria.

SANZIONI, TRATTATIVE STABILIZZAZIONE.

Lasciare uno spazio di trattativa anche al proprio peggior nemico è un principio diplomatico che non bisogna dimenticare. Le sanzioni economiche imposte alla Russia stanno producendo effetti importanti, per quanto vale la nostra interpretazione a proposito di un tema tanto articolato e ambiguo. Mettere in difficoltà la nomenklatura russa e sottolinearne l’isolamento è esercizio fondamentale per rendere chiara l’opposizione all’aggressione e richiamare a un tavolo di trattative vero (chi deve esserci? che ruolo vuole ricoprire in questo frangente l’Europa?) che non potrà non riflettere di una più ampia stabilizzazione di un’area geopolitica che non accetta semplificazioni e che necessita di un nuovo equilibrio di cui oggi – in vista di un probabile intensificarsi dei combattimenti – è difficile ma necessario immaginare la forma, all’interno di un pianeta intero che da anni si muovo scompostamente di crisi in crisi.

Gli strumenti a disposizione a livello sovranazionale ci sono e la comunità internazionale – i suoi leader, lavorando in modo collettivo e non individuale – deve costruire le condizioni affinché l’ONU sia tanto nel caso specifico (con grande urgenza) e in una prospettiva più generale e futura lo strumento riconosciuto e più efficace della mediazione e della gestione non guerreggiata dei conflitti.

PROFUGHI E INTERVENTI UMANITARI, ALLARGANDO LO SGUARDO.

La reazione al bisogno di trovare in poco tempo alloggio e supporto per un numero impressionante di persone – dei milioni di profughi previsti l’Italia dovrebbe occuparsi del 13% – dovrà ovviamente trovare risposte multilivello che prevedono interlocuzione e collaborazione continua tra Governo, PAT, Comuni e terzo settore così come avvenne oltre vent’anni fa per la guerra nei Balcani. Oltre all’emergenza (abbiamo visto anche di fronte alla recente crisi afghana i limiti di tale approccio) servirà predisporre percorsi strutturati e lungimiranti, che corrispondono in gran parte con la rete SAI – Sistema Accoglienza Integrazione – e con l’accoglienza diffusa sui territori già sperimentata anche in Trentino e la cui infrastruttura base (fatta di spazi, relazioni e professionalità) sarebbe estremamente utile se non fosse stata smontata pezzo per pezzo negli ultimi anni.

Va ricordato inoltre, per allargare lo sguardo, che i profughi ucraini non sono gli unici che bussano alle porte dei confini europei e che a est – sulla rotta balcanica – come a sud – nel mar Mediterrano – è urgente e non più rimandabile una revisione radicale delle leggi che (non) governano i flussi migratori, Trattato di Dublino in primis, e una definizione di politiche migratorie comuni che rispondano anche al declino demografico del Vecchio – mai quanto oggi – continente.

UN’EUROPA DIVERSA, SUBITO.

Ci spaventa la contraddizione delle ultime ore che vede da un lato l’Europa parlare con una voce sola (in termini di condanna all’invasione, di istituzione di sanzioni adeguate) e dall’altra muoversi su mille piani diplomatici diversi, ognuno associato alla propria postura e ai propri specifici interessi. Jean Monnet segnalava come l’Europa trova spesso le sue forme reagendo alle crisi che la colpiscono (oggi “convivono” insieme quelle ecologica, economica, energetica, demografica e – in ultimo – militare) e che mai si potrà raggiungere la pace se non superando la centralità tossica delle sovranità nazionali.

Un auspicio e un orizzonte che vediamo vacillare quando dalla Germania arriva la notizia di un importante intervento di riarmo nazionale (2% del PIL, 100 miliardi di Euro) o quando – guardandoci in casa – a “brindare” al nuovo conflitto sono le aziende italiani produttrici di armamenti; Finmeccanica ha segnato infatti +25% alla Borsa di Milano nell’ultimo mese.

Ci piacerebbe che partendo da questa esigenza di un rilancio comunitario ci si confrontasse e si agisse per un’Europa diversa, migliore, più coesa e ambiziosa nel mettere a disposizione del mondo un proprio modello (non perfetto, anzi, ma certamente interessante e forse unico) di governo sovranazionale e collaborativo, capace – non senza tensioni – di produrre politiche che uniscano i diversi tra loro e non li facciano arrivare all’uso delle armi per risolvere le proprie controversie.

OLTRE IL SECOLO LUNGHISSIMO, UN NUOVO MONDO.

Aprendo ancora un po’ il grandangolo dentro e oltre la crisi ucraina e i suoi molteplici significati non possiamo evitare di aggiungere una riflessione che riguarda la cornice planetaria, avendo in questi giorni conferma della stretta interdipendenza che lega territori lontani dentro un unico destino.

La sensazione concreta e dolorosa di essere ripiombati dentro il Novecento – secolo tutt’altro che breve che oggi ci impone un terribile tempo supplementare – certifica tre aspetti tra loro correlati.

– La Storia non è finita nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino (così come confermato da Francis Fukuyama nei decenni successivi) e ha proseguito il suo accidentato e non lineare percorso lungo trent’anni non pacificati e al contrario segnati da crisi sempre più profonde e ravvicinate, oggi totalmente esposte. Chi si farà carico del disordine che oggi riempie i nostri occhi e che non permette di guardare con fiducia al futuro?
– Le crisi planetarie di cui parliamo (ecologico-ambientale, economico-finanziaria, demografico-migratoria, geopolitica-potenza) necessitano di un cambio di paradigma radicale che metta in dubbio lo schema che fin qui abbiamo usato e che dimostra la propria insostenibilità e non più replicabilità. Sembra di essere arrivati ad un “collo di bottiglia”, un restringimento del percorso dell’evoluzione umana che crea una pericolosa congestione di tensioni assortite, una saturazione delle criticità dal globale al locale (e ritorno) che ognuno di noi di fronte a un senso di incertezza insopportabile. Come possiamo uscire da un vicolo cieco politico che opprime e inquieta?
“Un altro mondo è possibile” era lo slogan, non invecchiato male, dei movimenti altermondisti che a inizio millennio marciavano nelle strade segnalando le incongruenze del modello neoliberista alla base della globalizzazione intesa a quel tempo come unica strada possibile (“there is not alternative”). Due decenni dopo l’obiettivo è ancora lo stesso. Le diseguaglianze economiche e sociali, oltre che di prospettive e opportunità, si sono fatte più ampie e la necessità di una proposta inedita di governo del mondo che condivida con tutti e tutte democrazia e giustizia, dignità e sicurezza è la sfida più urgente e complicata cui siamo chiamati. Luigi Ferrajoli da anni riflette e sperimenta attorno all’idea di una Costituzione della Terra che superi la centralità degli Stati nazionali, riconosca le già presenti istituzioni internazionali ridando loro legittimità e forza, faccia emergere valori comuni e principi condivisi su cui edificare il futuro dell’intero pianeta, l’unico di cui possiamo essere temporanei e rispettosi abitanti. Da dove cominciamo questo percorso costituente, non più rimandabile?

ARTICOLI RECENTI

Il Progettone rimanga a tutela dei lavoratori più deboli

Il Progettone rimanga a tutela dei lavoratori più deboli

Venerdì si discuterà in Seconda commissione del Consiglio Provinciale il ddl della Giunta che riforma del Progettone. Per scongiurare il rischio che questa proposta di legge (che nasce in primis per adeguare l'affidamento degli interventi di inclusione lavorativa del...

leggi tutto
Movida in centro, Bolzano e Trento si incontrano

Movida in centro, Bolzano e Trento si incontrano

Il consigliere comunale Matthias Cologna ha recentemente incontrato - con esponenti del Team Future e Volt - la consigliera comunale di Trento Giulia Casonato, cui la Giunta ha affidato la “delega in materia di costruzione di una vivibilità urbana e di una socialità...

leggi tutto
Non c’è pace per il carcere di Trento: si è dimessa la responsabile della medicina carceraria

Non c’è pace per il carcere di Trento: si è dimessa la responsabile della medicina carceraria

Alla Casa circondariale di Spini di Gardolo, oltre a mancare Direttore/Direttrice dedicato/a (l'attuale è a scavalco su Bolzano), agenti di Polizia penitenziaria (manca oltre il 30% dell'organico rispetto al numero previsto all'apertura dell'istituto penitenziario -...

leggi tutto
Pompaggio di acqua per l’innevamento artificiale delle piste: davvero lo si ritiene ancora un modello sostenibile?

Pompaggio di acqua per l’innevamento artificiale delle piste: davvero lo si ritiene ancora un modello sostenibile?

Premesso che: la delibera di giunta n. 625 del 14 aprile 2022 ha stabilito di rilasciare al Sindaco del Comune di Predazzo, sulla base della deliberazione della Giunta esecutiva del Parco naturale Paneveggio Pale di San Martino n. 7 di data 25 gennaio 2022,...

leggi tutto

COMUNICATI

Archivio mensile

Teniamoci in contatto!

  1. Comunicati
  2.  » Dentro la complessità della crisi ucraina. I diversi piani da tenere insieme per capire un mondo impazzito.