Più credito e rispetto per i professionisti della sanità

Gen 3, 2022 | Futura Trento, La voce di Futura, Lavoro, sviluppo e dignità, News, Salute per tutti/e

Riportiamo la Lettera al direttore, inviata da Alessandra Giordani al quotidiano L’Adige e pubblicata il 03.01.2022

Caro Direttore,

Le scrivo nella speranza che Lei possa dare spazio a questi brevi pensieri, che ci tengo a esprimere per due motivi.

Il primo, per un doveroso e sincero ringraziamento a chi si è preso cura di me, come di molti altri pazienti.

Il secondo, per lanciare un accorato appello ai politici locali, ai giudici o a chi di dovere, affinché trovino al più presto una soluzione per sbloccare un progetto che langue ormai da troppo tempo.

Questi pensieri sono il frutto di una mia recente degenza, per una decina di giorni, nel reparto di Cardiologia dell’ospedale S. Chiara, dove ho ricevuto uno straordinario trattamento medico e umano, merito della professionalità, disponibilità e gentilezza del personale sanitario e assistenziale.

Ci tengo quindi a esprimere un ringraziamento pubblico a tutto il reparto, tanto più sentito dopo aver visto in quali condizioni opera: limiti strutturali e carenza di letti, continuo afflusso di pazienti cardiopatici e conseguente stravolgimento di priorità e procedure, turni di lavoro massacranti, stanze promiscue da gestire con tatto e pazienza, per rispettare età e pudori diversi, per non parlare ovviamente dell’onnipresente rischio Covid. 

Proprio questi giorni di degenza, condivisi con tre uomini della città e delle valli trentine, mi hanno fatto però anche riflettere su quanto sia inaccettabile che una provincia così ricca non disponga ancora di un presidio ospedaliero pubblico all’altezza dei suoi mezzi finanziari, delle grandi professionalità che vi lavorano e, non ultimo, delle ambizioni accademiche che si è data con il nuovo corso di laurea in Medicina e Chirurgia. Mi sembra scandaloso che il progetto del Nuovo Ospedale Trentino sia fermo dal 2013 per procedure giudiziarie e ricorsi continui (ora anche con l’ipotesi, se non sbaglio, che il progetto vincitore non rispetti i requisiti minimi del capitolato di gara!), che non figuri nemmeno più tra le attuali priorità politiche dei decisori, che non si trovi una soluzione per rimettere in moto il dossier e che si parli infine solo di distretti sanitari periferici, tenuti in vita da qualche bravo professionista che tampona così l’esodo continuo di collaboratori verso la sanità privata, o quella altoatesina.

Insomma, bastano pochi giorni in mezzo ai nostri famosi “angeli della sanità” per rendersi conto di quanto sia urgente consentire loro di lavorare bene, anche solo per rispetto e gratitudine verso la professionalità, pazienza e abnegazione che dimostrano ogni giorno. 

Il mio auspicio è che l’anno nuovo sia foriero di iniziative rapide e concrete anche nel campo della sanità pubblica cittadina, con la stessa ambizione che sostiene i progetti di mobilità verde o di riorganizzazione del territorio.

Alessandra Giordani

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