Medicina territoriale: è tempo di agire

Gen 2, 2022 | Consiglio provinciale, La voce di Futura, News, Paolo Zanella, Salute per tutti/e

Ho letto senza alcuno stupore la posizione del collega De Godenz sul punto nascite di Cavalese: è noto che su questo tema le nostre idee divergono profondamente. La questione nodale è sempre la stessa: quale funzione deve avere un ospedale di valle? Un presidio ospedaliero decentrato è assolutamente necessario, ma per dare risposte appropriate e di prossimità – non certo di alta specialità – ai bisogni prioritari di salute di una popolazione che invecchia e che è sempre più affetta da patologie cronico degenerative. Quindi un presidio che gestisca le riacutizzazioni, nel momento in cui le cure territoriali – quelle sì da potenziare con Case della comunità e assistenza domiciliare – non riescano più a gestire la situazione senza ricoverare la persona assistita. Un presidio, quindi, fortemente collegato con l’assistenza territoriale. Un ospedale che dia risposte di primo intervento a tutta la popolazione locale e ai turisti e che abbia un reparto per gestire casi a medio- bassa complessità, che integri quindi le funzioni che a livello nazionale, con il PNRR, vengono individuate per gli ospedale di Comunità. Certo che poi, a seconda del contesto, si rendono necessarie alcune risposte a bisogni peculiari, come quello della traumatologia ortopedica e Cavale, che è assolutamente necessaria, mai detto il contrario.

Diversa è l’idea che si possano avere altre specialità in ospedali di valle. Bello sarebbe avere in ogni territorio tutte le unità operative, soprattutto quelle che si occupano di quadri clinici il cui esito è correlato al tempo d’intervento, ma si è scelto di potenziare il servizio di elisoccorso proprio, perché sarebbe stato impossibile dare risposte di alta specialità negli ospedali di valle. È chi continua ad alimentare l’idea di un ospedale che possa rispondere a tutti i bisogni sotto casa che è in perenne campagna elettorale.

Una politica seria è quella che si assume l’onere di spiegare ai cittadini perché l’ospedale con tutte le specialità sotto casa, compresa l’ostetricia, è inappropriato. Le ragioni sono presto dette. Tralasciando le questioni di sostenibilità economica – che se si parla di salute possiamo anche mettere in secondo piano, pur sapendo che pesano – la motivazione strutturale principale che rende impercorribile l’idea di dare tutte le risposte in ciascun presidio ospedaliero è che per garantire qualità e sicurezza delle cure serve essere esposti ad una determinata casistica. Fare un parto ogni quindici giorni – perché fra scarsità di nascite e turnistica si rischia che capiti anche questo – garantisce il mantenimento dell’expertise necessaria perchè il personale eserciti in sicurezza e serenità?
Si pensi poi, per restare sul tema punto nascite, ai casi complicati che necessitano di correre a Trento con il nuovo nato in patologia neonatale: come si fa a proporre che le partorienti salgano da Trento a partorire a Cavalese?!
Inoltre, come è evidente a tutti, oggi stiamo vivendo la più grande carenza di personale sanitario dalla nascita del SSN: se medici e professionisti sanitari sono pochi – i ginecologi, tra l’altro, sono tra i più carenti – fintanto che non si riuscirà a formare personale a sufficienza, le poche risorse disponibili andrebbero utilizzate con ancor più avvedutezza, nel rispetto del principio di appropriatezza (che racchiude in sè anche quello di sicurezza) delle cure.

Quindi nessuno mette in dubbio l’importante ruolo degli ospedali di valle e quindi del personale che vi lavora. La riorganizzazione in atto dell’APSS, però, dovrebbe andare nella direzione di rendere sempre più appropriate le cure che gli Ospedali di comunità forniscono, anche in vista del progetto del Nuovo Ospedale di Cavalese, del quale, oltre a collocazione e modalità di realizzazione, andrebbero prioritariamente definite le funzioni.

PAOLO ZANELLA
Consigliere provinciale FUTURA

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