Muri e filo spinato, vergogna europea

Dic 8, 2021 | La voce di Futura, Luoghi futuribili, Nessuno resti indietro, News, Paolo Zanella, Visioni

Editoriale di Paolo Zanella:

Liliana Segre, nel concludere il suo discorso al Parlamento europeo in occasione dei 75 anni dalla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, ci invitava a scegliere, con responsabilità e coscienza, di essere sempre la farfalla gialla che vola sopra il filo spinato, quella disegnata dalla bambina di Terezin. Evidentemente abbiamo volato basso, vigilato con poca coscienza e responsabilità e quel filo spinato è ricomparso ai confini dell’Europa, dove ai migranti – vergognosamente usati come strumento di pressione politica – è negato l’accesso al vecchio continente e con esso la possibilità di riscattare le proprie esistenze.

Di fronte alla tragedia umanitaria di chi fugge da guerre, violenze e povertà dovrebbero prevalere la solidarietà tra i popoli e la condivisione di un benessere che ha ampi margini di redistribuzione. Invece prevale la difesa dell’identità e dei propri privilegi. Si chiudono i confini segnando un’importante sconfitta per l’Europa, che sulle questioni migratorie sta dimostrando tutta la sua miopia. Gli Stati sovranisti dell’est, però, stanno solo dando rappresentazione plastica a ciò che da anni è già in atto fuori dai confini dell’Unione, in Turchia e oltre il Mediterraneo, nei campi di detenzione libica, lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Due Stati lautamente foraggiati per non far varcare ai migranti i nostri confini.

Questa poca lungimiranza dell’Europa si è recentemente palesata anche nel Next Generation EU che, come il nostro PNRR, non dice nulla – nemmeno una parola – sulle politiche migratorie. Un’occasione persa. L’immigrazione viene considerata ancora una volta un problema, invece che un’opportunità. Opportunità di ricostruirsi una vita degna per chi arriva, ma anche opportunità di uno sviluppo più equo e sostenibile per noi, che siamo il continente più vecchio del mondo, il cui sistema socio – economico rischia di collassare a causa della transizione demografica in atto. L’Europa dovrebbe mettere in testa a tutte le riforme quella per un’accoglienza solidale strutturata, a partire dalla modifica del trattato di Dublino, per quanto riguarda le ridistribuzioni dei migranti tra i Paesi membri, e dallo stanziando di risorse adeguate per politiche di inclusione che vadano a vantaggio sia di chi viene accolto, che, di conseguenza, di chi accoglie. Per farlo servirebbero la visione e il coraggio che l’Europa dei muri sta dimostrando di non avere, arroccata nella difesa della propria identità, evidentemente dimentica del suo essere frutto dell’incontro tra popoli e della commistione di culture. Una chiusura che invece di difendere la sopravvivenza del continente, rischia di causarne il definitivo declino.

In tutto questo, il Trentino, che non ha certo competenza per stabilire le politiche migratorie, può comunque fare la propria parte, tornando a investire su percorsi d’inclusione più strutturati per chi arriva sul nostro territorio, considerando che si tratta di investire sul futuro della nostra comunità. Lo scorso anno abbiamo assistito a un calo della presenza di persone di origine straniera nella nostra provincia e oggi tutte le parti sociali lamentano carenza di lavoratori. Non solo di operai edili, lavoratori del turismo e braccianti agricoli. Mancano anche ingegneri, infermieri, medici e tante altre professionalità che possono essere ricoperte anche da chi viene da altre parti del mondo. Se non si vogliono accogliere persone migranti perché convinti del loro diritto a spostarsi in cerca di condizioni di vita migliori, lo si faccia almeno perché fondamentale per la sopravvivenza del territorio. Su questo tipo di inclusione si deve investire, se si vuole garantire la necessaria coesione sociale, ricomponendo una delle tante fratture – quella tra trentini e stranieri – che la Lega sta alimentando da tempo. Servono progetti e risorse per governare questo scenario futuro, che è comunque ineludibile. Farlo meglio e prima degli altri porterebbe un grande vantaggio competitivo in termini di sviluppo, benessere e coesione del territorio, oltre che ovviamente di reale integrazione di chi arriva, e sarebbe uno dei tanti modi di ridare slancio alla nostra Autonomia, oggi del tutto sopita rispetto alle sue potenzialità.

Mentre il Trentino dovrebbe ambire a fare dell’inclusione delle persone migranti un tema nodale per il proprio sviluppo, l’Unione europea dovrebbe accelerare nel riformare le proprie politiche migratorie, a partire dalla Conferenza sul futuro dell’Europa che rappresenta una possibilità di svolta alla quale possiamo contribuire anche dal basso. Futuro dell’Europa che senza solidarietà tra popoli pare segnato. Di fronte a bambini morti di freddo, a gente disperata negli accampamenti bielorussi, alla violenza nei campi profughi sulla rotta balcanica e nei lager libici, al Mediterraneo che ogni giorno piange nuove vittime, la questione migratoria ci pone di fronte alla nostra coscienza e alle nostre responsabilità. Dobbiamo assolutamente liberare la farfalla gialla dalle maglie del filo spinato e farla tornare a volare in alto, come gli ideali dei padri fondatori e delle madri fondatrici della nostra Europa.

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