Referendum per l’istituzione di un distretto biologico trentino. FUTURA invita a votare sì

Set 2, 2021 | Ambiente e sviluppo sostenibile, Comunicati, La voce di Futura, Lavoro, sviluppo e dignità, Luoghi futuribili, News, Partecipazione e comunità, Salute per tutti/e, Visioni

Volete che, al fine di tutelare la salute, l’ambiente e la biodiversità, la Provincia Autonoma di Trento disciplini l’istituzione su tutto il territorio agricolo provinciale di un distretto biologico, adottando iniziative legislative e provvedimenti amministrativi – nel rispetto delle competenze nazionali ed europee – finalizzati a promuovere la coltivazione, l’allevamento, la trasformazione, la preparazione alimentare e agroindustriale dei prodotti agricoli prevalentemente con i metodi biologici, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo 228/2001, e compatibilmente con i distretti biologici esistenti?

Questo il quesito del referendum propositivo su cui saremo tutti e tutte chiamati e chiamate a esprimerci domenica 26 settembre e sostenuto da diverse associazioni del territorio.

Noi sosteniamo il referendum e invitiamo ad andare a votare perché la partecipazione e la vittoria del sì rappresenterebbero certamente un segnale da parte dei trentini sulla necessità che il territorio vada con maggior determinazione verso una transizione dell’agricoltura nel segno della sostenibilità. Anche se lo strumento referendario su una questione così complessa non sembra essere il più adatto, in quanto rischia di creare fratture e polarizzazioni, ora che il referendum è indetto la priorità è quella di portare la gente a votare, pena il rischio che questa iniziativa popolare diventi un boomerang per il mondo del biologico, che invece va sostenuto per questioni ambientali, di salute ed economiche.

Per approfondire la tematica, Futura, ha organizzato martedì 31 agosto una serata di approfondimento sul tema insieme a Emanuele Benvenuti, referente del comitato referendario, Michele Nardelli e Walter Nicoletti. Dell’interessante dibattito è emerso come lo strumento referendario, pur impegnando la Provincia ad approvare una legge, non sia sufficiente a determinare il cambiamento (lo dimostrano per esempio il disegno di legge 256 di iniziativa popolare per l’istituzione del Parco agricolo del Garda Trentino e la legge provinciale n.13 del 3 novembre 2009 che norma la promozione di prodotti agricoli e agroalimentari a basso impatto ambientale e per l’educazione alimentare e il consumo consapevole, rimaste rispettivamente totalmente e parzialmente inattuate) mentre sia necessario lavorare per una trasformazione culturale, di dialogo costante con gli operatori economici, con contadini e allevatori, con gli amministratori e in generale con tutti i soggetti della filiera agricola, “dal seme al piatto” passando per la ricerca e la formazione professionale.

Il cammino verso il biologico, inoltre, non è un processo semplice, prevede diversi passaggi intermedi e va accompagnato da un serio sistema di incentivi che include ricerca e trasferimento tecnologico. La transizione verso sistemi di coltivazione e allevamento sostenibili è ormai necessaria e urgente e coinvolge il sistema di tutela della salute pubblica, un mercato che deve soddisfare una domanda sempre più ampia, una visione lungimirante della promozione turistica del territorio.

Durante la discussione della legge sull’agricoltura dell’assessora Zanotelli abbiamo ottenuto l’impegno ad aumentare l’offerta formativa sulla produzione biologica dei corsi dell’Istituto agrario di San Michele, mentre sul contenimento della deriva di fitofarmaci, che non sia a carico solo dei coltivatori biologici non vi è stata nessuna apertura, come nemmeno su maggiori risorse per la ricerca. Oltre alla Fondazione Mach ricordiamo anche la presenza, sempre a San Michele all’Adige, di un importante istituto di ricerca del Consiglio nazionale delle ricerche che afferisce al Dipartimento di scienze bio-agroalimentari. Abbiamo delle eccellenze sul nostro territorio che forniscono gli strumenti per affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici in agricoltura, per ridurre l’utilizzo di fitofarmaci mettendo in campo strategie alternative e sostenibili, per rispondere a un mercato in costante crescita. Non disperdiamo queste risorse, ma inseriamole in una strategia di sistema che metta in dialogo operatori economici, ricerca/formazione e amministrazioni (il cui compito, ricordiamolo, è anche quello di rendere applicabili leggi già esistenti). Solo così saremo in grado di dare significato all’espressione “transizione ecologica”, rendendo il Trentino un territorio più sano, competitivo e attraente.

Nei mesi prossimi arriverà in aula un disegno di legge promosso da Futura per aiutare e incentivare la filiera corta, facilitando i processi di produzione e trasformazione dei prodotti in casa.

Il 26 settembre andiamo a votare e votiamo Sì

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