Ospedale di Cavalese – prima dell’ennesimo danno la Provincia si confronti coi territori

Lug 31, 2021 | Ambiente e sviluppo sostenibile, La voce di Futura, Luoghi futuribili, News, Paolo Zanella, Salute per tutti/e

Si continua a discutere del nuovo ospedale di Cavalese, ma la prospettiva dalla quale lo si sta facendo resta assolutamente distorta. Vero che l’inaspettata (almeno per l’opposizione…) presentazione di un progetto per una nuova edificazione a Masi di Cavalese da parte della cordata capeggiata dalla Mak costruzioni S.r.l. risulta non proprio lineare, visto che era già in piedi un progetto di recupero dell’ospedale esistente e che comunque il PUP non prevede lo spostamento del nosocomio. Verissimo anche che costruire un nuovo presidio ospedaliero con tutte le infrastrutture necessarie, invece di riqualificare quello esistente, andrebbe a determinare un importante consumo di suolo, in contrasto con i principi di sostenibilità ambientale e con la normativa provinciale in materia di urbanistica. Il problema, però, è che si sta discutendo su dove fare l’ospedale, su come finanziarne la costruzione, sui possibili intrecci della Mak con l’assessora Segnana, sulla necessità di accelerare in vista delle Olimpiadi, quando a mancare completamente è il ragionamento sul ruolo di questo ospedale nella rete dei servizi sanitari provinciali del futuro, ragionamento che dovrebbe stare a monte di tutte le decisioni. Come ha potuto la cordata di project financing con a capo la Mak proporre un progetto di ospedale senza che la Provincia abbia messo in campo un pensiero chiaro sulla funzione degli ospedali di valle nell’economia complessiva del sistema sanitario provinciale e della rete ospedaliera, su come si dovranno integrare con il nuovo – speriamo potenziato – servizio territoriale e quindi su quali servizi l’ospedale debba garantire. Il general generico Programma di sviluppo strategico di APSS dovrà essere implementato entro agosto, ma nessuno ha ancora capito come la Giunta voglia implementare l’ “ospedale policentrico”, modello al quale anche il futuro ospedale delle valli di Fiemme, Fassa e Cembra dovrà conformarsi. Nessuno ha capito se questo “ospedale policentrico” sia un’operazione di maquillage elettoralistico, dove il potenziamento dell’ortopedia verrà venduto come la specializzazione di quel presidio, o se si pensa davvero (e in modo del tutto inappropriato) di portare a Cavalese alcune alte specialità. Al di là di come la si pensi, se abbia più senso in valle un ospedale di comunità ben integrato con il territorio, potenziato con un’area di cure intermedie e con gli ambulatori specialistici per gestire la cronicità in loco, oppure un ospedale iperspecialistico e di conseguenza insostenibile, ciò che è necessario fare prima di approvare e realizzare un progetto di questa entità è avere chiaro l’obiettivo, definendo le funzioni del presidio ospedaliero e di conseguenza cosa metterci dentro e come dimensionarlo. Ragionare partendo dal progetto della struttura invece che da un’idea chiara del modello sanitario che si vuole implementare è del tutto insensato. Al di là del fatto che l’area della Magnifica Comunità di Fiemme pare del tutto inadatta per una serie di motivi, tra i quali il fatto che risulta già dedicata a un importante progetto di agricoltura sociale. L’auspicato confronto con i territori per valutare il senso di questo progetto dovrebbe partire da questi ragionamenti.

PAOLO ZANELLA
Consigliere provinciale FUTURA

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