Sul biologico tante buone intenzioni e niente coraggio

Lug 28, 2021 | Ambiente e sviluppo sostenibile, Comunicati-stampa, Consiglio provinciale, La voce di Futura, Paolo Zanella

La scorsa settimana su queste pagine il professor Andreaus ci sollecitava a prendere sul serio il Green Deal europeo. In particolare ci richiamava a cambiare paradigma nel nostro modo di produrre nella direzione di un ridotto impatto antropico sull’ambiente. La Strategia provinciale per lo sviluppo sostenibile, recentemente approvata dalla Giunta provinciale, va esattamente in questa direzione, richiamando l’Agenda 2030 e, per l’appunto, il Green Deal dell’UE. Peccato che poi le parole vadano tradotte in fatti e per farlo sia necessario crederci davvero e investire. Un esempio concreto di quanto la Giunta provinciale si ammanti di buoni propositi sulla sostenibilità, ma poi non spinga concretamente per raggiungerli, l’abbiamo avuto con il passaggio in aula della legge sull’agricoltura (biologica) dell’assessora Zanotelli. Una legge arrivata ad orologeria per depotenziare il referendum sul biodistretto, che si limita di fatto a recepire i regolamenti europei sull’agricoltura biologica e a istituzionalizzare i biodistretti. Nessun disegno politico ambizioso teso a rendere realmente più sostenibile l’agricoltura trentina.
Non vengono recepiti esplicitamente gli obiettivi della strategia Farm to Fork della Commissione europea per una produzione alimentare sostenibile (parte integrante del citato Green Deal), che dovrebbe entrare almeno parzialmente nella nuova Politica Agricola Comune. Si tratta della riduzione dell’utilizzo di fitofarmaci del 50% e dell’aumento delle superfici coltivate con metodo biologico al 25% dei terreni agricoli entro il 2030. Sfide importanti, specie per un territorio come il nostro, dove i dati sull’utilizzo di fitofarmaci in agricoltura intensiva sono preoccupanti, così come quelli sulla quota di terreni agricoli coltivati con metodo biologico, dove restiamo gli ultimi in Italia, superati di molto dall’Alto Adige e surclassati dalla vicina Austria. Proprio al di là del Brennero detengono il primato europeo, con più del 25% di terreni lavorati con tecniche biologiche, risultato raggiunto grazie agli investimenti specifici in ricerca e a maggiori incentivi alle aziende bio da parte di un governo che ci ha creduto. La legge approvata in Consiglio provinciale la settimana scorsa, invece, è un elenco di buoni propositi, tutti assolutamente condivisibili, ma sostenuti da finanziamenti irrisori di cui nessuno destinato alla ricerca, alla formazione e al trasferimento tecnologico mirati. Maggiori investimenti sarebbero essenziali per garantire una reale transizione ecologica in agricoltura, anche perché il biologico non è la panacea di tutti i mali e sono necessari studi per capire come ridurre o rimodulare l’utilizzo dei prodotti consentiti e su come aumentare la produttività del terreno. E invece non solo si è deciso di non darsi obiettivi chiari e di non investire concretamente in ricerca, ma si è ignorata la necessità di differenziare le colture e si è osteggiato il principio di responsabilizzare chi utilizza i fitofarmaci a contenerne la deriva: chi produce con metodo biologico continua a doversi difendere a spese proprie dalla contaminazione dei propri terreni e prodotti. Nemmeno l’aumento di domanda di prodotti biologici con la possibilità di creare una filiera agroalimentare sostenibile, che potrebbe caratterizzare il nostro come mercato di qualità, anche evitando di subire la concorrenza di altri Paesi, è riuscita a smuovere azioni coraggiose per la conversione agricola. Siamo riusciti giusto a strappare l’impegno della Giunta ad aumentare la formazione sul biologico degli studenti dell’Istituto agrario e a sostenere maggiormente le certificazioni del biologico per i cinque anni previsti. Al netto di questo e di poco altro, nella legge Zanotelli del tanto auspicato e necessario cambio di paradigma a favore della tutela della nostra salute e dell’ambiente c’è poco o niente. Riprendendo la metafora del professor Andreaus, temo si stia tornando a guardare con nostalgia al faro del porto che abbiamo lasciato, invece di fare a gara per scorgere per primi il nuovo mondo. Ancora una volta l’Autonomia imbrigliata, senza poter esprimere il suo potenziale di innovazione.

Paolo Zanella
Consigliere provinciale FUTURA

Immagine: Ritaglio dal "Corriere del Trentino" del 28.07.2021

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