Le parti e il tutto. Via Suffragio, le auto e un’ipotesi diversa di città.

Lug 23, 2021 | Comunicati, Cultura, creatività e innovazione, Federico Zappini, Futura Trento, La voce di Futura, News, Partecipazione e comunità, Visioni

La città non è un corpo statico e omogeneo. Si compone di parzialità, di frammenti, di parti. Compito di chi intende progettarla e amministrarla è quello di preservarne e valorizzarne la biodiversità.

Per farlo servono pazienza per gestire i conflitti emergenti, generosità per ampliare il più possibile gli spazi della partecipazione, curiosità per saper raccogliere gli stimoli che l’osservazione dello spazio urbano offre.

Cura – infine – per reinterpretarli in nome di un bene comune che è allo stesso tempo e in momenti diversi compromesso tra molteplici interpretazioni della realtà e sfida ambiziosa alle resistenze e alle abitudini.

Se esco dalla libreria che da quasi tre anni gestisco insieme a Elisa – in via San Martino 78 – trovo quello che in molti definiscono un piccolo miracolo. Centocinquanta metri di via con sede stradale portata al raso dei marciapiedi e restituita all’uso prioritario di pedoni e ciclisti, vogliano essi transitare, soffermarsi in uno dei plateatici presenti, acquistare qualcosa nei negozi situati ai pianterreni della via.

Tale scelta è stata la premessa per una nuova progettazione, urbanistico/architettonica, funzionale e sociale.

Da lunedì scorso anche via Suffragio ha un nuovo volto. E’ vietata la sosta, se non per un rapido carico/scarico. La sperimentazione (fino all’autunno) prevede anche fasce orarie – in fase di valutazione, sulla base dell’osservazione in atto – di completa pedonalizzazione e l’istituzione di un doppio senso di marcia ciclabile sull’intero tratto.

Sbaglieremmo a ridurre la questione a “sola” razionalizzazione dell’offerta di parcheggi nel centro storico, che pure è un tema che ha bisogno di una gestione organica. Si tratta, e lo ha ricordato con la giusta enfasi il Sindaco Franco Ianeselli, della conferma dell’obiettivo di lavorare per una città sempre più vivibile, ipotesi che passa anche per il superamento dell’automobile e del suo uso massiccio.

Tenere insieme le parti e il tutto. Ricucire visione e concretezza. Praticare l’ascolto e la co-progettazione. Questa è la rotta.

Ecco allora che l’operazione via Suffragio dialoga in maniera diretta con la trasformazione in zona 30 della seconda parte di San Martino – fino a Largo Nazario Sauro – e l’atteso rifacimento di Piazza della Mostra. La cornice ancora più estesa a cui fare riferimento è quella del nuovo PUMS – Piano Urbano della Mobilità Sostenibile – che avrà il compito di rendere sistemici e interconnessi i vari percorsi ciclabili e di riflettere sui flussi di traffico da e verso la collina (Via della Pontara, Via Pietrastretta, Via Malvasia) e su via Brennero, con il suo necessario declassamento al fine di ridurne la portata (per quantità e velocità del traffico) e predisporla ad ospitare la tramvia che dovrebbe servire l’asse nord/sud della città.

In quello stesso frangente non sarà secondario tenere in debita considerazione l’impatto – urbanistico e cantieristico – della circonvallazione ferroviaria, il cui progetto definitivo ancora non si conosce e su cui ci sarà bisogno di un surplus di confronto con la cittadinanza.

Ma non sono questi gli unici livelli da tenere in considerazione.

Parallelamente agli interventi materiali dovrà iniziare un percorso di tipo sociale e culturale che interagisca con gli spazi vuoti o non completamente utilizzati dello spazio urbano.

I casi più evidenti sono il nuovo palazzo su Via Manzoni (da poche settimane affidato ufficialmente all’associazione APPM) e l’ex Ostello dei lavoratori stranieri (due volte all’asta senza acquirenti e in queste settimane al centro di un dibattito per l’uso temporaneo del piccolo piazzale antistante), parallelamente dall’ormai storica mancanza di progettualità sugli spazi dell‘ex Questura, di palazzo Pellizzari e di Torre Verde, di cui è previsto un primo parziale utilizzo dall’autunno.

C’è poi il commercio, che – dentro il paradigma della “città della prossimità” – da un lato si dovrà dotare di servizi per la logistica che riducano sensibilmente il numero di mezzi pesanti e furgoni coinvolti nella consegna delle merci e dall’altro dovrà saper far venire a galla le vocazioni (culturali, creative, artigianali, innovative?) di questa specifica sezione di città, rialzando così le troppe serrande chiuse e restituendo vitalità a un comparto in forte sofferenza, riconoscendogli anche un compito di ritessitura comunitaria.

Fatte queste premesse, non esaustive, sullo stato dell’arte la discussione dovrà coinvolgere le varie componenti cittadine (residenti, commercianti, professionisti, cittadini temporanei della zona) rendendole protagoniste di un percorso che trovi il giusto equilibrio tra le varie esigenze e aspettative, tra i desideri e i dubbi.

Tra le parti e il tutto.

Federico Zappini
– FUTURA, consigliere circoscrizionale Centro Storico e Piedicastello –

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