LA VALDASTICO NON S’HA DA FARE! FUGATTI CI DOVRÀ ASCOLTARE

Giu 23, 2020 | Ambiente e sviluppo sostenibile, Comunicati-stampa, Futura Rovereto

“Quando finisce l’Italia?

È questa la domanda, solo apparentemente paradossale, che cominciano a porsi urbanisti, ambientalisti, statistici ecc quando riflettono sul ritmo accelerato con cui, nella confusione delle leggi e nell’incapacità di pianificare, andiamo consumando quel bene prezioso, limitato e irriproducibile che è il territorio (Antonio Cederna – La Repubblica 27/11/1983).
La notizia è che la Valdastico, opera a cui si oppone gran parte delle persone del territorio che dovrebbe attraversarla, entra nel Pup, lo strumento pianificatorio più importante della Provincia autonoma di Trento. La normativa nata nel 1971 ha come principio regolatore, in forza dello Statuto Speciale del Trentino-Alto Adige, di attuare l’art. 9 della Costituzione, il quale recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.
Ebbene, dallo studio di (in)fattibilità commissionato da questo governo provinciale, appare più che chiaro come questi principi e la salvaguardia del c.d. bene comune vengano disattesi.

Per meglio comprendere l’entità dell’opera, senza voler banalizzare, potremmo fare questi semplici paragoni.

Nel rapporto ambientale si legge che il materiale derivante dalle perforazioni per la realizzazione delle gallerie è stimabile in 12 milioni di metri cubi. L’equivalente di 40.000 alloggi della superficie di 100 metri quadrati, 4.000 o in altre parole 4.000 palazzine da 10 alloggi ciascuna. Figurativamente, per dare un’idea della sua entità, si potrebbe dire che il volume scavato sarebbe paragonabile ad una città di 120.000 abitanti, più grande di Trento. Si pensi che a Napoli si sta demolendo un quartiere (Scampia) che ospitava circa 40.000 persone.  Ora rifacciamo i conti: avremo l’equivalente di 25.666 (arrotondati in difetto) alloggi di 100 metri quadrati di superficie e la città (figurata) si riduce a quasi 77.000 abitanti … i residenti attuali di Rovereto sarebbero in percentuale il 52% di questa nuova città. I numeri non tradiscono!

Un altro aspetto, tanto per rimanere in tema di … viabilità.

Il cantiere, della durata di 12 anni, prevede possibili aree di stoccaggio del materiale di scavo a Mori (ex Alumental), a Pilcante (ex Cava) e Isola della Scala (a 80 km di distanza). Inoltre si prevedono siti di deposito a Levico, Pergine, Villa Agnedo, Besenello, Segonzano, Mezzocorona, Isera, Ala, Mori, Rovereto e Dolcé. È facilmente immaginabile quale potrà essere il traffico pesante che interesserà quotidianamente, per 12 anni, la viabilità che conduce alla località individuata. È altrettanto facile immaginare come saranno ridotte queste strade, l’intero lasso di tempo, soprattutto quelle delle valli di Terragnolo, della Vallarsa e di Trambileno. Da tenere ovviamente conto che non sarà solamente il traffico necessario per allontanare dal cantiere il materiale di scavo ma anche quello per approvvigionare il cantiere ai lavori, macchinari e mezzi di ogni genere necessari al cantiere stesso. Per quanto riguarda Rovereto, il traffico proveniente dalle Valli di Terragnolo, Vallarsa e Trambileno si concentrerebbe inevitabilmente in tre punti: Piazza Rosmini, Piazza del Podestà e Santa Maria. Lasciamo immaginare non solo ai roveretani e alle roveretane, ma a tutti i cittadini che abbiano un minimo di sensibilità – e intuizione, le conseguenze di questo scenario!

Rovereto e le Valli della Vallagarina “riscoprono” quella che è la materia prima della nazione, vale a dire il paesaggio ed il patrimonio artistico – culturale (se è vero che l’80% di questo patrimonio, a livello mondiale, si concentra in Italia). Si cita, per conferma, L’Adige del 20 ottobre scorso: sul fronte del turismo l’estate 2019 è finita con numeri quasi da record. Anzi, proprio da record: toccate le 219 mila presenze in Vallagarina in quattro mesi.  Ciò anche come risposta a chi non vede il turismo come significativa fonde di reddito.

I viadotti che si andrebbero a costruire certamente non porterebbero bellezza paesaggistica nelle valli destinate alla realizzazione della Valdastico! Quanti turisti arriveranno a vedere “queste bellezze” trentine?
Ebbene parte di questo patrimonio è rappresentato anche delle piccole valli, ma non meno importanti, Valle del Leno, di Vallarsa, di Terragnolo, di Trambileno. Si fa un gran parlare di come incentivare la gente a non abbandonarle, sicuramente meno fortunate e note di altre del Trentino per ragioni geografiche, orografiche, storiche, ecc. Non vorremmo quindi, fra qualche decennio, che un nuovo Aldo Gorfer dovesse scrivere una nuova edizione, aggiornata, di “Solo il vento bussa alla porta”.
Che dire infine, ma con pari attenzione, delle problematiche ambientali con possibilità di depauperamento e peggioramento qualitativo delle acque sorgive (sempre dal rapporto (in)fattibilità) che vedrebbero compromesse con le varie gallerie le falde acquifere, con la possibilità di parziale o totale disseccamento delle sorgenti (dallo stesso rapporto). Niente acqua per la Vallagarina è un destino gravissimo. 
E non possiamo essere preoccupati/e? E non dobbiamo essere preoccupati/e?
 
MARIAGRAZIA SIGHELE
ROBERTO MALESARDI
MAURO PREVIDI
GRUPPO FUTURA ROVERETO

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